L’uomo che possiede la tua anima ti sfiora, succede per caso:
siete seduti uno accanto all’altra con gli avambracci che si toccano appena.
Nessuno dei due si sposta.
Lui perché forse a quel contatto non fa nemmeno caso,
tu perché moriresti lì, con la sensazione della sua pelle sulla tua.
Il tutto dura al massimo una decina di secondi,
la sera torni a casa con tanta adrenalina in corpo da non riuscire ad addormentarti.
E sei felice come se aveste fatto l'amore. Forse di più.
Ti chiamano un 'tipo olfattivo', a volte ti capita di girare in cerca della sorgente di un profumo.
Giri per un quarto d’ora in cerca di una pianta di gelsomino.
Non importa che tutti ti prendano per pazza e ti ricordino
che nel parcheggio di un centro commerciale sulla Lorenteggio
l'unico odore distinguibile è quello dei gas di scarico con restrogusto di asfalto bruciato.
Il profumo tu lo senti, forte, e infatti il gelsomino c'è,
sopravvive nascosto da una rete in un angolo del parcheggio.
Il profumo di un vino ti inebria, riesci a sentirla tutta la sua storia,
la difficoltà sta solo nel riuscire a dare un nome a tutti gli aromi,
quello di dare un nome alle cose è un'attività che hai trascurato negli anni.
Altri odori sono insopportabili, come un pugno nello stomaco, ti portano sul punto di svenire.
A volte sei costretta a iperventilare, per non doverti piegare in preda alla nausea.
Altre volte masochisticamente non puoi fare a meno di respirare, fino al cortocircuito cerebrale.
Lo stesso effetto di certi pensieri.
Il pensiero del Futuro.
Provi a sforzarti di immaginare la vita tra qualche anno ma è impossibile,
tutto converge in un intreccio informe di luci e suoni,
la sofferenza si fa insostenibile finchè tutto si spegne.
Un attimo di gioia anche solo intravisto ti riempie la vita per giorni, per mesi.
E se arrivi così vicino da poterlo toccare il tuo viso illuminato
fa voltare la gente per la strada
per fargli dire quanto sei bella.
Ma non puoi trattenerli questi momenti di gioia, non ci sei abituata,
è troppo forte la convinzione di non meritarli.
Chi ha studiato ti dice che il tuo stato è simile a quello di una persona ricoperta di ustioni,
e che così non si può continuare a vivere.
Bisogna mettersi addosso una seconda pelle che ripari dal vento.
Come un abitino fatto su misura. Trasparente, ma morbido e caldo.
Decidi che si può tentare.
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