lunedì 11 agosto 2025

Speak no evil

Scavi, a mani nude.

Disperatamente.

Per dare un senso al dolore stratificato devi arrivare a vederle, quelle ossa seppellite sotto anni di indifferenza. Che sono le tue ossa spezzate ed è il tuo sangue raggrumato per i massi lanciati, con mira perfetta, contro la tua dignità.

Strappare i veli del perbenismo, portare qualcuno a vedere i tuoi abissi e le colpe che qualcun altro ha scelto per te non è un’impresa semplice. Solo qualcosa che va fatto, ad un un certo punto. 

Che il mondo, tutto sommato (forse) è anche un bel posto.

3 commenti:

  1. per come la vedo io e per quel pochissimo che possa valere, la frase " vedere i tuoi abissi e le colpe che qualcun altro ha scelto per te" ha senso solo se diventa "vedere i tuoi abissi e le colpe che hai permesso a qualcuno di scegliere per te".

    sono sicuro solo di due cose e su entrambe scommetterei forte: la prima è che cercare al di fuori di noi colpe e meriti non ha né senso né valore.

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    Risposte
    1. "Perchè tu gliel'hai permesso" è la soluzione più facile: trappola nella quale inevitabilmente cade chi assiste al film come spettatore. Nella realtà, può avvenire che un certo tipo di male trascende la nostra capacità di riconoscerlo, di comprenderlo, e quindi, implicitamente, di poterci difendere.
      Ps anonimo, tu sei su unobravo.com per caso? Perchè qui serve uno bravo, ma bravo sul serio...

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    2. eh, ma se non sei in grado di riconoscerlo, non sei neppure in grado di evitarlo. quindi, seppure in modo passivo, glielo hai permesso. poco importa se lo permetti per debolezza, stanchezza, ignavia o inconsapevolezza.

      non credo onestamente che assumersi le responsabilità di ciò che ci accade sia la soluzione più facile.

      "ma lietamente a me medesma indulgo
      la cagion di mia sorte" è il passaggio della divina commedia nel quale il Sommo (Sebastiano SommO, attore napoletano del 1300 - scusa, m'è scappata 'sta fregnaccia) spiega perché cunizza è in paradiso nonostante i suoi trascorsi poco edificanti. ha riconosciuto i suoi errori, le sue responsabilità, ha fatto spallucce ed è andata avanti. senza pesi, senza la zavorra della "colpa" è salita in cielo. per dire, paolo e francesca, vittime del peso della loro reciproca passione, se ne stanno all'inferno a slinguazzare.

      girala e voltala, le responsabilità sono sempre nostre. ma, allo stesso modo, a bloccarci è il senso di "colpa" che non è reale, non ha un sé. è una convenzione. ora la smetto che sennò t'addormenti.

      per la cronaca, non sono bravo in nulla. te lo giuro.

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