mercoledì 30 gennaio 2008

Domani nella battaglia pensa a me - J. Marías

Una donna va in camera da letto con il suo amante,
il figlio piccolo messo a dormire con molta fatica.
Poi improvvisamente si sente male, si mette sdraiata su un fianco.
E muore.
E poi? E poi l'uomo con il quale avrebbe dovuto fare l'amore se ne va da quella casa,
ma lei non se ne va da lui, e l'uomo continua a cercare fili invisibili che li tengano legati.
Rimane 'haunted', in preda ad una sorta di incantamento,
come se quella stessa sera avesse contratto una strana forma di paranoia,
o la consapevolezza che quella morte in qualche modo ridicola
sia l'inizio del compimento di un ancora incomprensibile destino,
e non si possa far altro che assecondarlo.
Forse tutti prima o poi, cadiamo in questa trappola, anche se non per tutti
il motivo scatenante è così drammatico, o le conseguenze così pesanti.
Tutti? O c'è un modo di essere così liberi, o così mediocri da non farsi condizionare
nemmeno dalla morte che ci si presenta davanti agli occhi ?


"Domani nella battaglia pensa a me, quando io ero mortale,
e lascia cadere la tua lancia rugginosa.
Che io pesi domani sopra la tua anima,
che io sia piombo dentro al tuo petto
e finiscano i tuoi giorni in sanguinosa battaglia.
Domani nella battaglia pensa a me, dispera e muori"


 Riccardo III W.Shakespeare

1 commento:

  1. bella questione...
    forse non è questione di essere liberi, in questo caso. ma di non avere percezione del grado di responsabilità che ci lega agli altri. o a un altro specifico. e quindi, mediocri.

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